Il Tribunale di Novara, in una recente Sentenza (1024/2015 del 03 dic. 2015) redatta dal Giudice Dr. Vito Febbraro ha precisato i limiti contenutistici deputati e così dunque concessi alle memorie ex art. 183, VI° comma c.p.c.
Nella Sentenza citata ha infatti testualmente sottolineato che “…la memoria istruttoria nr. 2 e 3 ex art. 183, comma 6 c.p.c. non è sede rituale per integrare il contraddittorio su argomentazioni relative il quantum debeatur quanto piuttosto per l’indicazione dei mezzi di prova, piuttosto risultando del tutto irrituali gli argomenti ed i calcoli ivi addotti, risultando di contro la sede idonea per dettagliare la causa petendi ed il petitum risarcitorio l’atto di citazione ed al più le memorie conclusive per argomentare  sull’eventuale omessa contestazione della controparte nella comparsa di risposta…”.
Nel caso di specie, introdotta con l’atto di citazione e collateralmente alla domanda principale dell’attrice finalizzata alla pronuncia costitutiva di un preliminare di compravendita immobiliare non eseguito, la domanda di consequenziale risarcimento del danno, da liquidarsi anche in via equitativa, la difesa della stessa aveva ritenuto di fornire al Giudice in occasione del deposito della memoria ex art. 183, VI° comma n. 2) alcuni possibili criteri di liquidazione del danno secondo tale principio (equità), fornendone altresì alcuni supporti documentali ed articolando alcune prove a sostegno della richiesta.
Il Tribunale di Novara, attenendosi strettamente al dato testuale della norma, pare abbia così ritenuto come il limite ultimo alle indicazioni proposte a supporto della domanda sia da considerarsi ineludibilmente l’atto introduttivo di giudizio che così, come nel rito del lavoro (invero ivi e notoriamente anche in ordine alle istanze istruttorie), deve essere ab initio completamente “autosufficiente” e preclusivo.
Ma non solo.
Tale preclusione si estenderebbe, come nel caso di specie, anche alle indicazioni inserite a supporto (o delucidazione) delle istanze istruttorie nella stessa memoria contenute financo allorquando finalizzate alla prova del danno asseritamente sofferto, tanto da essere colpite dal più grave vizio dell’inesistenza (tam quam non esset).